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Nous
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mwdqNoûs (mwdgin greco antico νοῦς?, noûs mwdwAFI: [ˈnuːs], contrazione dell'analogo ionico mweqνόος, mwegnóos) è un termine che in mwewgreco antico indica, a partire da mwfaOmero, la facoltà di comprendere un evento o le intenzioni di qualcuno cite-ref-referencea-1-0[1], la facoltà mentale cite-ref-2[2] quindi l'mwhqintelletto cite-ref-3[3].

Contents

Note

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Il termine noûs in Omero

Il termine mwjgνόος si riscontra per la prima volta in mwjwOmero, dove indica l'organo sede della rappresentazione delle idee chiare cite-ref-4[4], quindi la "comprensione" cite-ref-5[5], posseduta in misura maggiore dagli dèi cite-ref-6[6]; quindi l'intendimento che le provoca cite-ref-7[7].

mwoqRichard Broxton Onians nella sua opera maggiore mwogLe origini del pensiero europeo rileva come nel periodo più antico di molte culture si possa rintracciare una «primordiale individuazione dell'importanza delle parole per il pensiero» e dell'associazione di queste «al respiro insieme al quale vengono emesse» cite-ref-8[8]. Nei poemi omerici, secondo lo stesso autore, il pensare, il nous, si identifica con il parlare, la cui sede è in organi corporei che vanno dal petto alla bocca: «Esso ha sede nel petto, e come risulta da almeno due passicite-ref-9[9], sembra venisse identificato con il cuore.»cite-ref-10[10] come sembra confermare successivamente mwrwEmpedocle quando sostiene che il cuore «dimora nel mare di sangue che ribolle intorno a esso, laddove principalmente si trova ciò che gli uomini chiamano pensiero [mwsanoema].» cite-ref-11[11] . Ma sempre nell'Iliade Posidone apostrofa Apollo come colui che ha un "cuore privo di mwtqνόος"cite-ref-12[12] e inoltre nellmwug' mwuwOdissea mwvanόοs appare esprimere piuttosto un obiettivo o un risultato di un'azione della coscienzacite-ref-13[13], il che dimostrerebbe che in origine il νόος non indicasse una parte del corpocite-ref-14[14]

In Omero il νόος risulterebbe collegato alla percezione visiva degli accadimenti cite-ref-15[15] dove, tuttavia, più che intenderlo come percezione sensoriale viene indicato come capacità di essere consapevoli in modo immediato della circostanza o dell'avvenimento a cui si assiste e di capire le vere intenzioni, al di là di ciò che appare, di qualcuno. Il νόος distinto dagli organi di senso viene quindi ritenuto infallibile e di natura divina.cite-ref-16[16].

Il mwzwνόος esprime, quindi, nei poemi omerici, «sia un movimento specifico, un proposito, sia un'entità in certo modo stabile, ciò che mette in movimento, la coscienza funzionale allo scopo»cite-ref-richard-broxton-onians-p-107-17-0[17]. Il νόος possiede anche il significato di "intelligenza" o "intelletto" ma a differenza di queste non è evidentemente materiale e quindi non può essere ferito dalle armicite-ref-richard-broxton-onians-p-107-17-1[17]. Non è nemmeno semplice "intelletto" in quanto risulta dinamico ed emotivocite-ref-18[18].

«Il νοῦς vede, il νοῦς sente: tutto il resto è sordo e cieco.»


Le prime attestazioni in ambito filosofico: Talete, Pitagora, Eraclito e Parmenide

• Nell'ambito della storia della mweafilosofia il termine νοῦς lo incontriamo per la prima volta con una sentenza di mweqTalete, almeno per quanto attiene a ciò che riferisce mwegDiogene Laerzio (I,35):

(greco antico)

«[...]

τί τάχιστον; Νοῦς. Διὰ παντὸς γὰρ τρέχει.

»

(italiano)

«[Di tutti gli esseri...] il più veloce è l'intelletto (

νοῦς

), perché corre ovunque.»

(Diogene Laerzio, I, 35; D-K 11, A, 1)

• mwfgPitagora, almeno secondo quanto afferma mwfwAeziocite-ref-19[19], avrebbe sostenuto che la nostra anima (mwhaψυχή) sarebbe composta dalla tetrade (mwhqτετράδος): intelletto (mwhgνοῦς), conoscenza (mwhwἐπιστήμη), opinione (mwiaδόξα), percezione (mwiqαἴσθησις).
• mwiwEraclitocite-ref-20[20] individua nel termine una sapienza originaria che dovrebbe risultare comune a tutti gli uominicite-ref-21[21]. Così ci sono coloro che parlano con mwlaνοῦς (fr. 114) e l'erudizione non è segno di mwlqνοῦς (fr. 40)
• mwlwParmenide quando divide la conoscenza tra opinioni non vere e verità, utilizza il verbo νοεῖν ("l'atto del pensare") e i termini νόημα (termine arcaico utilizzato da Parmenide: il "pensiero", cfr. fr.16) e νοητόν ("ciò che è pensato") per indicare l'attività noetica che sola realizza la vera conoscenza cite-ref-22[22].

Il Νoûs in Anassagora: Intelligenza divina che organizza il mondo

Con mwpqAnassagora il termine mwpgνοῦς emerge in tutto il suo significato metafisicocite-ref-23[23]. Questo fatto era noto a mwqwCicerone, che nel mwraDe natura deorum (I, 11, 26) così si esprime:

(latino)

«Inde Anaxagoras, qui accepit ab Anaximene disciplinam, primus omnium rerum discriptionem et modum mentis infinitae vi ac ratione dissignari et confici voluit.»

(italiano)

«Poi Anassagora, che fu continuatore di Anassimene, per primo sostenne che l'ordinata struttura dell'universo è progettata e realizzata dalla potenza e dalla razionalità di una mente infinita.»

(Cicerone, La natura divina I, 11, 26. Traduzione di Cesare Marco Calcante, Milano, Rizzoli, 2007, p.64)

Il quale probabilmente lo riprendeva da mwrwPlatone che nel mwsaFedone (97 B) riporta:

«Ma, un giorno, io udii un tale leggere un libro, che affermava essere di Anassagora, il quale diceva che è l'Intelligenza che ordina e che causa tutte le cose.»

(Platone, Fedone 97 b; traduzione di Giovanni Reale, in Platone Tutti gli scritti, Milano, Bompiani, 2008, p. 105)

Tale "Intelligenza" viene indicata da mwswGiovanni Reale come "divina"cite-ref-24[24] anche se nei frammenti del filosofo che possediamo tale qualifica "divina" non viene mai assegnata al mwuaνοῦςcite-ref-25[25], ma mwvqWerner Jaeger nota in merito:

«Recentemente si è fatto notare che le affermazioni di Anassagora sul

nus

ricordano per la forma linguistica lo stile dell'inno e imitano volutamente questo modello. [...] in nessuno dei frammenti che possediamo è detto esplicitamente che egli abbia attribuito allo spirito qualità divine. Ciò nonostante questo deve essere stato il suo insegnamento, e lo conferma la forma dell'inno con la quale egli riveste gli attributi del

nus

. Un'altra conferma è data anche dal contenuto di queste sue affermazioni. Gli attributi: illimitato, sovrano, non-misto e autonomo giustificano pienamente il tono elevato in cui il filosofo parla di questo principio supremo.»

(Werner Jaeger, La teologia dei primi pensatori greci, Firenze, La Nuova Italia, 1982, p.249)

In Anassagora tale "Intelligenza divina", il mwwaνοῦς, in qualità di potenza attiva e ordinatrice, organizza il caos (ἄπειρον, mwwqápeirōn), creando così il mondocite-ref-26[26]:

«Per primo pose l'Intelligenza al di sopra della materia. L'inizio del suo scritto - che è composto in stile piacevole- è il seguente "Tutte le cose erano insieme; poi venne l'Intelligenza, le distinse e le pose in ordine".»

(Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi, II, 6. Edizione a cura di Giovanni Reale. Milano, Bompiani, 2006, p. 151)

Così l'Intelligenza, il mwyaνοῦς, separa le cose che prima erano mescolatecite-ref-27[27]. L'Intelligenzacite-ref-28[28] è "eterna", "autonoma" e separata dalle cose.

mw0gAristotelecite-ref-29[29] ricorda che se per Anassagora il mw1wνοῦς ha messo in moto l'universo dando origine alle cose, risultando anche di essere la causa del bello e dell'ordine, non distingue chiaramente (a differenza di Democrito che invece li intende eguali) il mw2aνοῦς (l'Intelligenza) dalla ψυχή (l'anima) degli esseri animati.

Per quanto attiene alla "natura" del mw2gΝoûs, l'Intelligenza divina, concepito da Anassagora, mw2wEduard Zellercite-ref-30[30] considerandolo come essere incorporeo lo traduce con il termine tedesco mw4aGeist (Spirito) anche se poi aggiunge «ed anche se di fatto il concetto di incorporeo non appaia molto chiaro nella sua esposizione non si può far carico alla sola inadeguatezza del suo linguaggio, anche se forse egli ha realmente concepito lo spirito come una più fine materia che muovendosi nello spazio penetra in tutte le cose, tutto ciò non fa velo alla sua intenzione», di fatto consegnandogli una "fine" materialità. Di tutt'altro avviso mw4qGiovanni Realecite-ref-31[31] per il quale il mw5gΝoûs va certamente considerato "materia": «mw5w il fatto che il "Nous" non sia composto non implica mw6aeo ipso la sua "immaterialità": è semplicemente una materia che, per la sua privilegiata natura, può mescolarsi alle altre cose senza che queste si mescolino con essa.», questo alla luce del fatto che, secondo Reale, l'orizzonte dei presocratici «mw6qignora le due categorie di materia e spirito».

Il noûs in Platone

Nel mw7qFedone, Platone fa dire a Socrate:

«Avendo udito un tale, che diceva di aver letto il libro dove Anassagora afferma essere l'Intelletto l'Ordinatore e la Causa di tutte le cose, godetti di questa spiegazione e pensai che, se la cosa fosse stata in questi termini, l'Intelletto avrebbe messo in ordine tutto e avrebbe disposto ogni cosa nel modo migliore... Ragionando in tal modo ero tutto contento e credevo di aver trovato in Anassagora la verità sulla causa degli esseri, secondo il mio intendimento, e che egli mi avrebbe detto in primo luogo se la terra è piatta o è rotonda, e, dopo avermelo detto, me ne avrebbe spiegato lo scopo e la necessità... sennonché, andando avanti con la lettura, ho visto che il mio eroe non si serviva affatto dell’Intelletto e non gli attribuiva nessuna causa nell'ordinamento delle cose, bensì ricorreva, come al solito, all'aria, all'etere, al fuoco, all'acqua e ad altre strane cose.

»

Socrate si dice entusiasta del mw9anous di Anassagora, ma poi esprime la sua delusione proprio perché ritiene che non ne abbia tratto tutte le conseguenze, non avendogli attribuito un'intenzionalità.

Intenzionalità introdotta da Platone con la figura del mw9gDemiurgo, il "divino artefice", produttore divino del cosmo generato che interviene come causa razionale e provvidenziale, che plasma la materia secondo il modello delle Idee cite-ref-33[33].

Nous come motore immobile in Aristotele

mw-qAristotele definisce Anassagora "uomo assennato" cite-ref-34[34] per avere detto che c'è un intelletto anche negli elementi della natura, così come negli esseri viventi, causa della bellezza e dell'ordine dell'universo, ma gli rimprovera di averlo usato solo come causa efficiente.cite-ref-35[35] Il Nous è da intendere invece come causa finale del mondo. Le cose tendono verso di lui spinte dall'ammirazione e dall'amore. Il motore immobile attrae a sé le cose del mondo come l'amato, pur restando immobile, attrae a sé l'amante.cite-ref-36[36]

Nella mwaqsmwaqwMetafisica, Aristotele identifica pertanto il mwaq0noûs divino nel primo mwaq4motore immobile, suprema perfezione, causa finale che attrae a sé «come la cosa amata» ogni ente che aspiri alla completezza della sua natura. Un motore che esplica l'unica attività o mwaq8noesis, non essendo comprensione di altro da sé, di comprendere il mwaranoûs stesso e «l'Intelligenza divina sarà una cosa sola con l'oggetto del suo pensare.» cite-ref-37[37]

L'interpretazione è tuttavia controversa: mwaryAvicennacite-ref-38[38], mwarsFranz Brentano e in tempi più recenti mwarwBerti intendono il mwar0Nous aristotelico come mwar4causa efficiente.cite-ref-39[39] Aristotele chiama il Nous Bene con l'iniziale maiuscola e lo definisce come mwasmcausa del bene e della mwasqbellezza.cite-ref-40[40]

mwasoAlessandro di Afrodisia cite-ref-referencea-1-1[1] vedrà in Aristotele il nous descritto come νοῦς ποιητικός, intelletto attivo esterno, impassibile, immortale ed eterno, che rende possibile all'uomo trasformare in atto le sue potenzialità conoscitive:

«...E c’è un intelletto analogo alla materia perché diviene tutte le cose, ed un altro che corrisponde alla causa efficiente perché le produce tutte, come una disposizione del tipo della luce, poiché in certo modo anche la luce rende i colori che sono in potenza colori in atto. E questo intelletto è separabile, impassibile e non mescolato, essendo atto per essenza, poiché sempre ciò che fa è superiore a ciò che subisce, ed il principio è superiore alla materia. Ora la conoscenza in atto è identica all'oggetto, mentre quella in potenza è anteriore per il tempo nell'individuo, ma, da un punto di vista generale, non è anteriore neppure per il tempo; e non è che questo intelletto talora pensi e talora non pensi. Quando è separato, è soltanto quello che è veramente, e questo solo è immortale ed eterno (ma non ricordiamo, perché questo intelletto è impassibile, mentre l’intelletto passivo è corruttibile), e senza questo non c’è nulla che pensi.

»

Aristotele apriva così la domanda a cui tentarono di rispondere gli autori «dai più antichi alla scolastica araba e cristiana, fino all'aristotelismo rinascimentale [che] si posero il problema se esso facesse parte dell'anima umana o piuttosto della divinità, fornendo risposte differenti.» cite-ref-42[42]

Aristotele introduceva inoltre la nozione di nous come mwatointuizione intellettuale, una facoltà che intuisce i principi indimostrabili cite-ref-43[43]:

«...l'osservazione di un numero anche limitato di casi basta all'intelligenza, secondo Aristotele, per distinguere nelle cose osservate i caratteri essenziali da quelli accidentali (astrazione), e per cogliere quindi - con una specie di salto intuitivo dai particolari all'universale - l'essenza delle cose stesse. Questo metodo è ancor più valido quando si tratti di conoscere i principi primi di ogni scienza (assiomi). In conclusione, per ciascuna scienza l'intelligenza (nóesis) stabilisce principi e le premesse, da cui poi il ragionamento (diánoia) trae le conclusioni specifiche. L'intera logica aristotelica è fondata su principi non dimostrabili ma colti direttamente dall'intelletto.

»

Plotino

Il termine mwauynous lo si ritrova più tardi in mwaucPlotino (mwaugIII secolo) il quale ne recupera l'aspetto non volontario né intenzionale di Anassagora, pur assorbendolo nella dottrina del motore immobile di Aristotele cite-ref-0-45-0[45] e facendolo per di più consistere nelle mwau0idee platoniche cite-ref-46[46].

Il mwavmnous per Plotino è la prima emanazione dell'mwavqUno, sua seconda mwavuipostasi, e in quanto tale partecipa più delle altre della natura del divino, ma non è il creatore del mondo perché non è dio; esso emana da Dio, come il profumo da un corpo o la luce da una sorgente.cite-ref-47[47]

«L'atto di pensare non è primo né nell'ordine ontologico né in dignità, ma ha il secondo posto, e si produce perché il Bene lo fa esistere e, una volta generato, lo attrae a sé: e così il pensiero è mosso e vede. Pensare vuol dire muoversi verso il Bene e desiderarlo.»

(Enneadi, V, 6, 5 cite-ref-48[48])

Il Nous di Plotino non è neanche assimilabile al demiurgo platonico perché non opera in vista di un fine: esso genera involontariamente, come conseguenza del proprio "pensarsi", del proprio riflettere su se stesso.cite-ref-0-45-1[45] È in questo modo che dal mwawqnous ha origine l'"mwawuanima del mondo", sorgente della vita e dell'universo, che veicolandone le idee negli organismi le fa diventare la loro forma strutturante immanente.

Gnosticismo

Nello mwawggnosticismo, il mwawkNous è anch'esso un'emanazione del Dio Primo, ma quest'ultimo è concepito in senso mwawodualistico o mwawsandrogino,cite-ref-eco-49-0[49] perché accanto ad un aspetto maschile vi è compresente un lato femminile detto mwaxaEnnoia (termine già usato da Platone e Aristotele, composto presumibilmente da mwaxeen, «dentro», più mwaxinous),cite-ref-50[50] col significato di «Pensiero» o «cognizione». Detta anche mwaxcProtennoia, essa rappresenta la possibilità che il Padre ha di riflettere su se stesso,cite-ref-eco-49-1[49] ma costituisce anche il primo stato imperfetto in cui cade l'Uno originario.cite-ref-pisciuneri-51-0[51]

Da questo prinicipio bipolare viene poi emanata un'altra coppia di eoni, ossia propriamente mwayeNous («Mente», a sua volta maschile), e mwayimwaymAletheia («Verità», femminile).cite-ref-pisciuneri-51-1[51]

Note

cite-note-referencea-11. mwazaEnciclopedia Garzanti di filosofia alla voce corrispondente
cite-note-22. mwazqVocabolario greco della filosofia, a cura di mwazuIvan Gobry, Milano, Bruno Mondadori, 2004, p. 144.
cite-note-33. Linda Napolitano, mwazkEnciclopedia filosofica vol. 8, Milano, Bompiani, 2006, p. 7956.
cite-note-44. In Omero νόος «è lo spirito [...] sede di rappresentazioni chiare» mwaz0Bruno Snell citato da Linda Napolitano, mwaz4Op. cit. p. 7956 che più avanti lo indica come "organo che le suscita e intendimento".
cite-note-55. mwaaiIliade IX, 104.
cite-note-66. mwaayIliade XVI, 688-690 e XVII 176-178.
cite-note-77. mwaaoOdissea V, 23.
cite-note-88. R. B. Onians, mwaa4Le origini del pensiero europeo, Milano, Adelphi, 1998 p. 36.
cite-note-99. mwabiOdissea III, 60-64; IX, 553 sg., 646. Rendiamo qui come mwabmOdissea e non come mwabqIliade, così erroneamente riportato invece in nota n. 5, p. 106 dell'edizione italiana dell'opera di mwabuRichard Broxton Onians.
cite-note-1010. Richard Broxton Onians, mwabkLe origini del pensiero europeo, Milano, Adelphi, 2006, p. 106.
cite-note-1111. Empedocle, DK B 105.
cite-note-1212. «mwacaἄνοον κραδίην» mwaceIliade, XXI, 441.
cite-note-1313. «mwacuοὐ γὰρ δὴ τοῦτον μὲν ἐβούλευσας νόον αὐτή»: "questo νόος non l'hai progettato tu stessa?", mwacyOdissea V, 23
cite-note-1414. mwacoRichard Broxton Onians, mwacsOp. cit., p. 106.
cite-note-1515. mwac8Iliade, XV, 422
cite-note-1616. mwadmEnciclopedia Garzanti di Filosofia alla voce corrispondente
cite-note-richard-broxton-onians-p-107-1717. Richard Broxton Onians, mwadkop.cit., p.107.
cite-note-1818. Richard Broxton Onians, mwad0op. cit., p. 107.
cite-note-1919. I, 3, 8; D-K 58 B 15.
cite-note-2020. D-K 22 B 2.
cite-note-2121. «ciò che dovrebbe essere comune (mwaecκοινός) a tutti è mwaegξυνον = mwaekσὺν νᾠ "unito a intelletto" (fr. 2) forma originaria di sapienza.» (cfr. Linda Napolitano, mwaesEnciclopedia filosofica vol. 8, Milano, Bompiani, 2006, p. 7956.
cite-note-2222. Linda Napolitano, mwae8Enciclopedia filosofica vol.8, Milano, Bompiani, 2006, p.7956.
cite-note-2323. mwafmVocabolario greco della filosofia, a cura di mwafqIvan Gobry, Milano, Bruno Mondadori, 2004, p.146
cite-note-2424. mwafgGiovanni Reale, mwafkStoria della filosofia greca e romana, vol. 1, Milano, Bompiani, 2004, p.232; ma anche mwafoGiovanni Reale, mwafsIl pensiero antico, Milano, Vita e Pensiero, 2001, p. 49.
cite-note-2525. mwaf8Werner Jaeger, mwagaLa teologia dei primi pensatori greci, Firenze, La Nuova Italia, 1982, p. 249.
cite-note-2626. mwagqVocabolario greco della filosofia, a cura di mwaguIvan Gobry, Milano, Bruno Mondadori, 2004, p. 146.
cite-note-2727. Anassimandro D-K 59 B 13
cite-note-2828. Anassimandro D-K 59 B 12 e D-K 59 B 14.
cite-note-2929. Aristotele, mwag8Dell'anima, I (Α) 2.
cite-note-3030. mwahmEduard Zeller, mwahqLa filosofia dei greci nel suo sviluppo storico, Parte I, Volume V, Firenze, La Nuova Italia, 1966, pp. 378 e sgg.
cite-note-3131. mwahgGiovanni Reale, mwahkStoria della filosofia greca e romana, vol. 1, Milano, Bompiani, 2004, p. 233 e sgg.
cite-note-321. mwah0mwah4Fedone, 97 b mwah8Archiviato il 27 febbraio 2017 in mwaiaInternet Archive..
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cite-note-3838. Citato in mwajsChiara Maurelli, mwajwmwaj0La Potenza in Duns Scoto, su mwaj4Duns Scoto interprete del concetto aristotelico di potenza, mwaj8Accademia.edu, mwakeUniversità di Padova, a a. 2015-2016, p.mwaki 18. mwakmURL consultato il 9 settembre 2023 mwakq(archiviato dall'mwakuurl originale il 28 maggio 2022). (tesi di laurea). Citazione: mwakcQuesti, nel Libro della Guarigionemwakg, dopo aver distinto essenza ed esistenza degli enti, determina il Primo Principio aristotelico, non più come semplice causa motrice del movimento della realtà, quanto come causa efficiente dell’esistenza degli enti. Come già per Aristotele, la catena causale deve avere un termine, un motore iniziale di avvio, poiché non può andare infinitamente a ritroso.mwakk
cite-note-3939. F. Brentano, mwak0Die Psychologie des Aristoteles, Franz Kircheim, Mainz, 1867, 235. Citato in mwak4David Torrijos-Castrillejo, mwak8mwalaAnassagora e la sua ricezione in Aristotele, su mwalemwaliPhilArchive, Mater Clementissima, 2014, p.mwalm 101 (abstract). mwalqURL consultato il 4 dicembre 2022 mwalu(mwalyarchiviato il 21 settembre 2022). (tesi di mwalgdottorato). Citazione:mwalkData questa possibilità, Dio sarebbe per Aristotele un essere in qualche senso mwaloprovvidente, poiché essendo intelligente (noesis noeseos) dovrebbe anche operare sul mondo con la ragione e la volontà.
cite-note-4040. David Torrijos-Castrillejo, 2014, p. 102.
cite-note-412. Aristotele, De anima, 430 a 11.
cite-note-4242. Dizionario di filosofia Treccani alla voce corrispondente
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Voci correlate

• mwasaDio
• mwasqIntelletto
• mwasyPensiero

Collegamenti esterni

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• citerefbritannica-com(EN) nous, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.